IL RITRATTO DI DORIAN GRAY

da venerdì 27 novembre a domenica 29 novembre 2026
TEATRO MAURO BOLOGNINI 2026-2027

di Oscar Wilde
regia e drammaturgia Giancarlo Nicoletti
con Federica Luna Vincenti, Alessio Vassallo
e con Giulio Forges Davanzati
e Brunella Platania, Matteo Milani, Gianluigi Rodrigues, Francesca Bruni Ercole
scene Emanuele Salamanca
costumi Nicoletta Ercole in collaborazione con Alessandra Carta
musiche Umberto Iervolino
light designer Giuseppe Filipponio
Goldenart Production / Teatro Stabile del Friuli-Venezia Giulia / Teatro Biondo di Palermo

Questo adattamento nasce dal rifiuto di considerare Il ritratto di Dorian Gray un romanzo “d’epoca”. Non mi interessava ricostruire un mondo vittoriano in costume, ma far emergere quanto il mondo di Wilde non abbia mai smesso di esistere ma abbia soltanto cambiato forma. (...)
Dorian Gray è, in questo senso, una figura radicalmente contemporanea. È un corpo che esiste perché viene guardato; una superficie sulla quale gli altri proiettano desiderio, possesso, ammirazione, paura. Affidare il ruolo a un’attrice non è una provocazione, ma un modo per rendere più evidente la violenza dello sguardo e la pressione esercitata dalla società sui corpi destinati a incarnare bellezza, giovinezza e desiderabilità. Dorian sembra libero, ma è prigioniero dell’immagine che gli altri costruiscono intorno a lui.
Il ritratto, nella messinscena, non è soltanto un quadro. È uno schermo, una memoria, una registrazione, una traccia, un archivio delle conseguenze. Per questo il dispositivo scenico lavora con telecamere, proiezioni, duplicazioni, immagini frammentate. Non come decorazione tecnologica, ma come traduzione teatrale del tema centrale del romanzo: la separazione tra ciò che si mostra e ciò che si vive. Dorian abita un mondo in cui tutto è visibile, e proprio per questo niente viene davvero confessato.
Lord Henry è la voce di una seduzione intellettuale senza responsabilità. I suoi aforismi funzionano come pensieri virali: formule brillanti, contagiose, pericolose, capaci di trasformare l’esistenza in esperimento estetico. Basil, al contrario, custodisce il terrore dell’immagine, la paura di aver messo nel ritratto troppo di sé. Tra questi due poli Dorian viene generato, desiderato e infine distrutto.
La compagnia in scena agisce come un organismo mobile: a volte società, a volte coro, a volte coscienza, a volte branco. La musica e gli effetti non accompagnano, ma intervengono; accelerano il tempo, alterano la percezione, aprono fenditure emotive. Il tempo dello spettacolo non è realistico: precipita, si accumula, collassa.
Non cerco una morale, né una redenzione. Wilde diffidava di entrambe. Mi interessa piuttosto mettere in scena il cortocircuito tra immagine e responsabilità, tra bellezza e impunità, tra desiderio di una “nuova vita” e impossibilità di cancellare le conseguenze delle proprie azioni. Dorian non è punito dalla società: viene protetto, giustificato, dimenticato. La sua tragedia è scoprire che l’immagine che lo ha salvato è anche ciò che lo condanna.

Giancarlo Nicole

Genere: Teatro Prosa

Autore: O.WILDE - G.NICOLETT

Compagnia: GOLDENART - T. STAB. FRIULI V.

Organizzatore: FONDAZIONE TEATRI DI PISTOIA